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Attività fisica per bambini ipovedenti

Il ruolo positivo dell’attività fisica svolta dai bambini con deficit visivo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dimostrato che l’inattività fisica costituisce un fattore di grave rischio per la salute in grado di condizionare l’impoverimento della muscolatura, l’incremento del grasso corporeo, l’aumento del rischio di malattia, una riduzione complessiva del benessere psico-fisico, così come il deterioramento della performance cardiovascolare.
La carenza di attività fisica è particolarmente preoccupante nel caso dei bambini e dei giovani, dal momento che alla loro età si pongono le basi del comportamento attivo che si avrà in età adulta ed è facile pensare che il rischio legato alla scarsa attività fisica sia a maggior ragione una prerogativa dei soggetti ipovedenti.
Per questo motivo ricercatori tedeschi (*) hanno valutato in bambini e in giovani ipovedenti, frequentanti scuole specifiche e/o scuole per normovedenti il grado di attività fisica svolta (misurata attraverso l’uso di pedometro), la composizione corporea (attraverso l’analisi dell’impedenza bioelettrica che misura quantità e distribuzione del grasso corporeo e quantità e composizione della massa magra) ed il benessere emotivo, (attraverso il questionario WHO-Five Well-being Index, che rileva la positività dell’umore, la vitalità come attività-riposo-capacità di recupero), ed interessi generali (espressi come interesse alle cose).
Lo studio è stato condotto su 115 bambini e giovani ipovedenti (67 maschi e 48 femmine) frequentanti scuole speciali e da un gruppo di controllo di 118 scolari normovedenti di scuole normali (63 maschi e 55 femmine).
È interessante notare che non è risultata alcuna differenza statisticamente significativa nei due gruppi di bambini, sia nel numero di passi percorsi quotidianamente (rilevato con il pedometro), sia nella massa muscolare e nella massa grassa, sia, infine, nel benessere emozionale.
Da questi risultati, a differenza di quanto riportato in altri studi, si rileva che i deficit visivi non necessariamente portano ad una insufficiente attività fisica e quindi a differenze nella composizione corporea o nel benessere emotivo. Anzi: i dati portano a sostenere l’assunto che bambini e giovani ipovedenti, quando hanno l’accesso all’identico corso scolastico seguito dai normovedenti e ricevono uguali opportunità di partecipazione alle attività curricolari, possono rispondere con uguali performances di attività fisica, ottenendo gli identici risultati di salute.
Non risulta alcuna associazione tra ipovisione e attività fisica; i livelli di attività - anche alti - da parte degli scolari ipovedenti dipendono maggiormente dalla disponibilità di opportunità di partecipazione piuttosto che dal grado di severità del deficit visivo.
Considerando che gli stili di vita attivi assunti da bambini formano le basi dell’attività fisica presente e futura, i risultati sono promettenti anche per i soggetti con deficit visivo.

(*) Giese M., Teigland C., Giessing J. (2017)– Physical activity, body composition, and well-being of school children and youth with visual impairment in Germany – British Journal of Visual Impairment, Vol. 35(2), 120-129.