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Dal sole, non solo danni ma anche salute per gli occhi


Un interessante studio condotto da ricercatori dell’Università di Sydney e pubblicato nel mese di maggio 2013 dimostra che l’esposizione alla luce solare dei bambini di età inferiore ai 6 anni svolge un importante ruolo positivo sulla buona visione.

Nell’ambito del Sydney Adolescent and Eye Study sono stati controllati per 5 anni 2000 bambini di 55 scuole primarie e secondarie attraverso accurate misurazioni degli errori di refrazione (miopia, iperopia, astigmatismo) insieme con la rilevazione delle attività svolte all’aperto e di quelle che implicano una visione ravvicinata (come il gioco al computer o guardare la televisione).
L’esposizione al sole per almeno 10 ore alla settimana in attività svolte all’aria aperta riduce la probabilità di sviluppare una miopia o problemi di cattiva visione e questo effetto positivo è stato riscontrato anche nei bambini di etnie diverse.

L’effetto protettivo dovuto allo svolgimento di attività fuori casa con esposizione alla luce solare è stato notato persistere anche nei piccoli che svolgevano una rilevante attività di studio e di lettura con impegno della visione da vicino. Perfino nei bambini con uno o tutti e due i genitori miopi, e quindi con una grande possibilità di sviluppare lo stesso difetto, il tempo trascorso fuori casa ha avuto un ruolo positivo di mitigazione del problema.
Secondo gli autori questo ruolo proteggente dovuto alla esposizione alla luce solare nella prima infanzia dipende dal fatto che nei bambini piccoli verrebbe favorito un più regolare sviluppo del bulbo oculare nella sua forma sferica prevenendone invece una crescita troppo veloce ed eccessiva, che condiziona il raggiungimento di una forma ovale ( o “a uovo”), caratteristica dei miopi.

La conclusione: promuovere l’attività all’aperto presso genitori e famiglie e il numero delle ore di attività fisica previste nei programmi scolastici, potrebbero essere importanti misure di salute pubblica per evitare lo sviluppo della miopia, sostiene Amanda French, uno dei coautori della ricerca.