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Essere cieco ed essere felice

Essere cieco ed essere felice. La visione romantica: citazioni dal romanzo “I miserabili” di Victor Hugo

Essere cieco e amato può diventare, in questo mondo in cui niente è perfetto, una tra le forme di felicità più stranamente squisite.
Avere vicine una moglie, una figlia o una sorella, una persona devota che è presente perché abbiamo bisogno di essere accuditi e magari perché non possono vivere senza di noi; essere in grado di misurare il loro affetto attraverso la presenza costante e riflettere “Se mi è accanto tutto il giorno è perché mi vuole bene”; vedere il pensiero senza vedere l’atteggiamento del volto, pesare la fedeltà nell’esclusione del mondo esterno, udire il fruscio di un vestito come se fosse un battere di ali, l’andirivieni delle persone, le chiacchiere quotidiane, la trama di una canzone. Ma anche essere consapevoli ogni minuto anche della nostra attrazione che ci fa sentire più potenti per la nostra stessa debolezza, diventando nell’oscurità e attraverso la oscurità la stella attorno alla quale gravita un angelo. Ci sono poche felicità che riescano ad eguagliare queste sensazioni.
I toni più teneri della voce femminile sono usati per il nostro comfort e sostituiscono il mondo scomparso alla visione; sono una carezza spirituale, vedendo nulla ci sentiamo adorati. E’ un paradiso in un’ombra.
C’è una felicità suprema nella vita che è fondata sulla certezza di essere amati, essere amati per se stessi anche a dispetto di se stessi: è questa la sicurezza che possiede il cieco.
Nella sua menomazione essere servito è come essere accarezzato. Gli manca qualche cosa? No. Ricevere amore è come non essere privati della luce. Non c’è cecità dove esiste questa certezza.
L’anima cerca l’altra anima e l’altra anima è quella di una donna.
Una mano ti sostiene ed è la sua; le labbra sfiorano la tua fronte e queste sono le sue; il respiro che senti al tuo fianco è il suo respiro.
Sentire ogni suo sentimento, dalla devozione alla pietà, non essere lasciato mai in solitudine, avere il sostegno di quella dolce fragilità, quel sottile, indistruttibile bastoncino, sentire il tocco della provvidenza nelle sue mani, un dio palpabile: quale felicità può essere più grande?