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La parola agli anziani ipovedenti in tema di cadute

L’opinione degli anziani ipovedenti sulle cause di caduta

Dai dati forniti dalle Organizzazioni internazionali risulta che le persone ipovedenti rappresentano dal 2% al 27% della popolazione mondiale, le persone cieche circa il 2%.
Entrambe le condizioni affliggono soprattutto le persone anziane: ogni anno un terzo dei soggetti con età maggiore di 65 anni esperimenta gli effetti di una caduta, che per metà capita in ambiente domestico e che si conclude, in 3 casi su 10, con una frattura di femore o di anca. Naturalmente accanto all’ipovisione vi sono altri fattori di rischio, quali l’anzianità stessa, il sesso femminile, precedenti diagnosi di malattie cardiovascolari, l’ictus, il diabete, l’artrite, la disabilità motoria, la depressione, l’uso di farmaci (specie sedativi e tranquillanti).
Nei soggetti in cui la maggiore patologia è costituita dall’ipovisione il maggior rischio di caduta si ha entro 5 anni dall’insorgenza del deficit visivo (*).
In una interessante ricerca (**) vengono riportate le opinioni di un gruppo di anziani ipovedenti circa le cause più frequenti di caduta. Le loro risposte si possono raggruppare nei seguenti cinque gruppi.
Problemi di salute e turbe dell’equilibrio causate dall’età.
Sono segnalate specifiche patologie come il morbo di Parkinson, le artropatie, le vertigini, la scarsa sensibilità nei piedi causata dal diabete; altri segnalano problemi di equilibrio, che rendono l’andatura traballante e causano instabilità di marcia.
Fattori cognitivi e comportamentali.
Molti anziani attribuiscono la responsabilità della caduta alla disattenzione e alla fretta (non necessarie per andare fuori casa; o, in casa, per rispondere al telefono o aprire la porta); ma anche al salire sulle sedie per prendere oggetti collocati in alto (anche se viene riconosciuto che non si dovrebbe fare).
Impatto del deficit visivo nel muoversi in casa.
Il pericolo maggiore è quello di inciampare su ostacoli non percepiti, ad esempio in tappeti, pavimenti bagnati, scalini (specie poco contrastati o poco illuminati). Particolarmente pericolosi sono giudicati i cambiamenti effettuati all’interno di un ambiente domestico ben conosciuto, come ad esempio lo spostamento di mobili, di tavolini o di oggetti abbandonati sul pavimento.
Impatto del deficit visivo nelle uscite di casa.
Alcuni ipovedenti hanno timore ad uscire di casa proprio per il rischio di caduta. In particolare identificano un rischio particolarmente significativo nella pavimentazione stradale irregolare a causa delle deformazioni causate da radici di alberi o dalla cattiva manutenzione. Ma pericoli si nascondono anche dietro i contenitori di immondizie, i cartelli pubblicitari dei negozi o gli espositori di merci sul marciapiede contro cui possono urtare in assenza delle opportune segnalazioni o delle protezioni. La presenza di gradini nell’ambiente esterno è equiparabile allo stesso rischio di caduta che si può avere dentro casa, comprendendo anche quelli che bisogna affrontare nella salita e nella discesa dagli autobus; ma è anche possibile inciampare nei cordoli dei marciapiedi.
La stessa presenza di rampe per disabili può costituire un rischio ancora maggiore di quello costituito dai gradini: per gli ipovedenti il corretto versante della rampa può essere più difficile da identificare rispetto ad un gradino.
Altre cadute, secondo alcuni, non trovano spiegazione.
Le indicazioni raccolte attraverso il vissuto delle persone relativamente ai fattori causali delle cadute indicano però che anche un ambiente pericoloso non costituisce un rischio assoluto in sé: in altre parole, anche se l’abitazione o l’ambiente esterno sono insicuri non significa che la persona anziana sia destinata a cadere. Quello che invece appare molto importante è costituito dalla capacità dell’individuo di far fronte ad un ambiente insicuro: l’anziano ipovedente sarà tanto più incapace di gestire un ambiente insicuro quanto meno avrà consapevolezza dei rischi. In effetti gli anziani indicano che è più facile cadere a causa di modifiche dell’ambiente esterno di cui non siano a conoscenza.
Spesso i diretti interessati descrivono le cause delle cadute come inevitabili e largamente al di fuori del loro controllo.
Il fatto che il gruppo di anziani intervistato non abbia identificato come fattore favorente delle cadute anche la mancanza di esercizio fisico, nonostante che qualcuno di loro avesse proprio partecipato a sedute specifiche di esercitazione muscolare, è una ulteriore prova che la maggior parte dei pazienti pensa che non possa far molto per evitare di cadere.
Per questo le loro credenze in materia vanno confrontate con le circostanza della caduta e con la possibilità di intervento per prevenirle in futuro. Ad esempio, se la carenza di esercizio fisico non viene individuata come causa delle cadute, sarà necessario contrastare la scarsa aderenza ai programmi di rinforzo muscolare. Oppure nel caso di soggetti che si trovano in condizioni di salute poco controllate, si potrebbe ridurre la possibilità di cadute verificando e sostenendo l’aderenza alle eventuali terapie in corso.
In conclusione, per garantire maggiore prevenzione delle cadute, oltre a valutare accuratamente la sicurezza dell’abitazione operando le opportune modifiche e a rendere più sicuro l’ambiente circostante, bisognerà probabilmente che il personale socio-sanitario tenga conto anche delle credenze degli ipovedenti anziani e del comportamento tenuto nelle circostanze di una caduta, strumenti ancora poco usati per la valutazione complessiva della loro sicurezza.

(*) Hong T, Mitchell P., Burlutsky G., Samarawickrama C., Wang J.J. – Visual impairment and incidence of falls and fractures among older people: longitudinal findings from the Blue Mountains Eye Study – IOVS, 2014, VOL.55, 11, 7589-7593.
(**) Brundle C., Waterman H.A., Bellinger C., Olleveant N., Skelton D.A., Stanford P., Todd C. – The causes of falls: views of older people with visual impairment – Health Expectations, 2015, 18 – 2021-2031.