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Piccole riflessioni su luce e low vision

Il fatto che le persone con ridotta visione abbiano bisogno di più luce per svolgere una qualsiasi attività (all’incirca tre volte tanto quella che è sufficiente per un normovedente) è un fatto ben noto e documentato anche da molte ricerche condotte già prima degli anni ‘60.
In quegli anni si è verificato anche un forte sviluppo di tipologie diverse di illuminazione, studiate non solo adattare la luce alle diverse attività - commerciali, industriali, private – ma anche alle singole merci (pensiamo, a puro titolo di esempio alla illuminazione delle carni in macelleria, che rende più brillante, più “vero” il colore della carne stessa): l’utilizzo di luci diverse per intensità luminosa per composizione dello spettro luminoso si è rilevato molto utile anche per capire meglio il rapporto tra ipovisione ed illuminazione.
Infatti l’utilizzo diffuso di diverse fonti luminose ha permesso di capire che per permettere una migliore visione non è sufficiente aumentare l’intensità della luce e che, quindi, il semplice rispetto della “ regola del tre” (50 watt per una persona normo vedente, devono diventare 150 watt per una persona ipovedente) non sempre risolve i problemi di chi vede meno. Si è constatato infatti che i portatori di deficit di visivi a parità di watt erogati rispondono in maniera molto diversa alle varie componenti della luce: per esempio si è notato che se l’illuminazione era fornita da tubi fluorescenti - luce bianca fredda – la luce veniva percepita con minore efficienza dall’ipovedente rispetto al normovedente. Le luci erogate dalle lampade fluorescenti, che hanno avuto un vero e proprio boom di diffusione negli anni ’60 e ’70, sfruttavano nel loro spettro luminoso soprattutto le lunghezze d’onda della luce blu (e la componente blu-violetto parte dello spettro della luce): queste ultime sono messe a fuoco davanti alla retina, mentre le componenti gialla e verde sono focalizzate sulla retina mentre qualche parte della componente rossa dello spettro viene focalizzata dietro la retina stessa.
Questo spiega perchè la luce bluastra tipica delle lampade fluorescenti contribuiva così poco alla acuità visiva degli ipovedenti ed anzi faceva perdere nitidezza alla percezione visiva anche aumentandone l’intensità : la fatica per mettere a fuoco gli oggetti e le persone circostanti diventava più grande. 
Attualmente le lampade a fluorescenza sono congegnate in modo tale da ridurre la componente blu dello spettro luminoso (e la pericolosa componente ultravioletta), ma comunque la luce fluorescente è sempre più diffusa nelle scuole, negli ambienti di lavoro, nei negozi e in quasi tutti i luoghi pubblici , anche per motivi di risparmio energetico e questo fatto, per quanto molto ridotto rispetto a qualche anno fa, può costituire un problema per gli ipovedenti. 
Oltre all’intensità luminosa e allo spettro della luce che viene erogata, per le persone con scarsa capacità visiva vanno tenuti in debito conto anche altri parametri importanti, quali la direzionalità e la diffusione della luce. 
In effetti bisogna tenere conto di molti fattori quando si progetta un ambiente di vita o di lavoro che viene utilizzato da persone con problemi di vista, a partire dagli aspetti che sembrano più banali, come quello di conoscere bene il fabbisogno di luce naturale, anche in considerazione che non tutte le patologie visive che portano all’ipovisione rispondono allo stesso modo. Basti pensare che i soggetti affetti da degenerazione maculare della retina necessitano di una forte quantità di luce naturale, mentre i soggetti con retinite pigmentosa sono più a loro agio, dal punto di vista visivo, in un ambiente in penombra nel quale la luce è concentrata su quanto viene svolto con le mani.
Un altro aspetto importante da considerare è costituito dal colore e dalle qualità riflettenti delle pareti.
Negli edifici viene generalmente usato un colore bianco piuttosto riflettente, che generalmente è poco adatto ai soggetti ipovedenti.
La ricerca ha dimostrato che la maggioranza delle persone con problemi visivi vede meglio quando è circondata da pareti finite con pitture antiriflesso, meglio se di colore caldo e tendenzialmente rosato, con luci di colore bianco caldo.