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Il plastico per i ciechi per orientarsi nella città:
Trento di bronzo si vede con le mani

Trento, città di bronzo. Un modello della pianta della città, con 54 monumenti in rilievo, per consentire ai ciechi di “vedere”, toccando con mano i maggiori punti di attrazione di Trento. Il monumento, perché di questo si tratta, è stato realizzato dei giovani studenti dell’Istituto d’Arte “A. Vittoria” su sollecitazione dell’arcivescovo emerito mons. Luigi Bressan.
Sponsor dell’iniziativa i Lions club Trento Host, con Giannantonio Radice a caldeggiare il progetto che l’arcivescovo emerito aveva già visto a Valencia e a Minsk.
Gli studenti dell’Istituto d’Arte avevano già realizzato, qualche anno fa, un modello di bronzo della cattedrale (che si trova all’interno del Duomo). E nelle grandi città d’Europa non è difficile imbattersi in targhe con la pianta, in rilievo, di taluni monumenti. Ma il plastico collocato sabato in piazza Adamo d’Arogno, accanto alla statua, pure di bronzo, di San Vigilio, costituisce un unicum proprio per la collaborazione di più enti e per l’impegno dei giovani artisti trentini i quali hanno lavorato sotto la direzione del prof. Paolo Rasera.
La matrice elaborata dagli studenti è stata trasformata in bronzo da una Fonderia di Villafranca (Verona), la stessa che ha ridonato alla città di Rovereto la campana dei Caduti.
Il “plastico” della città è accompagnato dall’indicazioni in braille, la scrittura per non vedenti con le lettere dell’alfabeto formate da puntini in rilievo, elaborata nel 1821 dal francese Louise Braille (1809-1852).
In tal modo, primo fra i non vedenti, Ferdinando Ceccato, presidente di Irifor, ha potuto toccare con mano e quindi “vedere” la città così come l’hanno elaborata i cinquanta studenti del “Vittoria”.
L’inaugurazione di sabato mattina faceva parte del “Lions Day”, l’annuale manifestazione dei soci del Lions i quali, sposando l’impegno sociale e solidarietà, puntano da tempo sulla prevenzione di malattie invalidanti come la cecità. In piazza del Duomo, a Trento, per tutta la giornata di sabato 7 maggio l’unità mobile oftalmica ha eseguito screening della vista su decine di persone, per la maggior parte anziane, che si sono presentate nell’ambulatorio viaggiante. È stata inoltre offerta la possibilità di capire maggiormente la situazione dei non vedenti con il “bar al buio”, una struttura all’interno della quale viene servito il caffè o una bibita: si sentono soltanto le voci. Tutto il resto è buio profondo. Come la cecità.
E quando uno ha fatto esperienza di buio totale comincia a vedere meglio. Anche il vicino e i suoi problemi correlati.
(A.F.)