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Lo sport è un diritto di tutti parola di “Uisp Trentino”

L'associazione si occupa della promozione sociale delle attività ludico-motorie. Con "Compagni di cordata" i ciechi guidano i normodotati e le barriere cadono

Trento. È lo sport inteso nella sua accezione più pura, come un diritto che deve essere garantito a tutti a prescindere da età, sesso, attitudini fisiche e psichiche, che la Uisp cerca di promuovere in Trentino. Ed è per questo che sono nate iniziative come "Fuorigioco" un vero e proprio torneo di calcetto, con tanto di arbitri, divise e classifiche, che coinvolge i centri di salute mentale, gli ex alcoolisti, i pazienti malati di Aids e gli ex carcerati; o come "Compagni di cordata" che in quest'inverno ha portato disabili e normodotati a scalare pareti e montagne in stretta collaborazione gli uni con gli altri con una guida d'eccezione: Giovanni Fedel, scalatore ipovedente che da quando ha perso la vista è addirittura diventato capocordata. «La Uisp nasce come ente di promozione sportiva - racconta il presidente della sede trentina Tommaso Iori - e per raggiungere questo obiettivo lavoriamo su due piani. Da un lato siamo un'associazione composta da altre associazioni sportive dilettantistiche che si occupa di assisterle con una serie di servizi: dalla consulenza giuridica alla copertura assicurativa, dalla gestione delle pratiche burocratiche al supporto amministrativo. Dall'altro lato siamo impegnati direttamente nella promozione sociale dello sport: cerchiamo, quindi, di aprire la sfera delle opportunità di accesso alle attività ludico-motorie a tutta la cittadinanza senza distinzioni di sorta». Ed è così che sono nati progetti come "Fuorigioco" e "Compagni di cordata". «Lo scopo di queste attività – prosegue Iori – è quello di far vivere a tutti lo sport dimostrando come quelli che in un certo contesto possono essere i limiti di una persona in un'altra situazione si possono addirittura trasformare nella sua arma in più. Il miglior esempio è proprio "Compagni di cordata". Questo progetto, che è andato avanti per tutto l'inverno, ha coinvolto una decina di ragazzi e ragazze del Centro di salute mentale di Trento e del Centro di previsione e riabilitazione visiva del Trentino (Irifor) che sono stati accompagnati da sei volontari e quattro operatori alla scoperta della montagna. Sabato, per esempio sono stati al rifugio Ertele di Roncegno, hanno provato l'esperienza di dormire in quota, si sono lanciati sulla neve con dei copertoni e hanno fatto un'escursione con le ciaspole. E soprattutto hanno potuto mettere a valore le loro diverse competenze e abilità aiutandosi e sostenendosi l'un l'altro. Per esempio durante le camminate in esterno i ragazzi del Centro di salute mentale accompagnavano quelli ipovedenti e ciechi guidandoli attraverso sentieri e percorsi accidentati, ma la situazione finiva per ribaltarsi nei tunnel e nelle grotte. Lì erano i giovani dell'Irifor a diventare le guide sia dei ragazzi del Centro di salute mentale che dei volontari e degli operatori che seguivano tutta l'iniziativa. In un ribaltamento di compiti e competenze davvero importante per capire come ognuno possa trovare la sua dimensione nel mondo dello sport». E una sua dimensione l'ha trovata sicuramente Giovanni Fedel, uno degli operatori che ha partecipato da guida a tutto il progetto. Giovanni, infatti, è ipovedente: ha perso la vista qualche anno fa ma gli è rimasto l'amore e la passione per lo sport che ha continuato a praticare e coltivare autonomamente. E così, accompagnato dall'amico Romano Broseghini è tornato ad arrampicare addirittura da capo cordata. Col tatto e l'esperienza Giovanni fa da apripista e, assistito dal compagno di scalate, insegna anche ai più giovani come affrontare correttamente una parete come ha fatto con i ragazzi di "Compagni di cordata". «L'altra grande iniziativa che stiamo portando avanti ormai da 5 anni si chiama "Fuorigioco" - continua il presidente della Uisp Trentino - un vero e proprio torneo di calcio a 5 che vede partecipare, quest'anno, ben 7 squadre: abbiamo l'Associazione Estuario (sostegno e mutuo aiuto nel disagio psichico), la polisportiva Giochiamo davvero Trento (che collabora con il Centro di salute mentale), l'Associazione il Noce di Mezzocorona (aiuta i minori in difficoltà), l'Acat Paganella, Rotaliana e Val di Cembra (che assiste gli ex alcoolisti), la Casa Basaglia di Merano (riabilitazione psichica), la Casa di Giano (per pazienti con disturbi legati alle dipendenze in particolare alla tossicodipendenza) e poi c'è una squadra dell'Aps ilPost.o (con ex detenuti e persone ce cercano il reinserirsi nel mondo del lavoro). Loro danno vita a un vero e proprio torneo con tanto di arbitri, calendario, classifica, divise. Si fanno le loro trasferte: si pensi al Merano che una o due volte alla settimana deve scendere in Trentino per giocare. I giocatori si arrabbiano, festeggiano, si divertono ma soprattutto fanno sport. E ancora una volta in campo le differenze si annullano, gli operatori vengono dribblati dai pazienti, i più bravi si mettono al servizio di quelli un po' meno capaci e le partite sono sempre belle ed equilibrate». Il problema, come in quasi tutto il mondo dello sport restano gli sponsor. «Per noi è molto difficile reperire risorse dai privati - conclude Iori - eppure i nostri progetti godono di grande visibilità quasi sempre di una visibilità maggiore rispetto ai cosiddetti sport tradizionali provinciali. "Compagni di Cordata" finirà su Dribbling (su Rai2) nelle prossime settimane. Un vero imprenditore non dovrebbe lasciarsi sfuggire lo sport per tutti».

(di Luca Pianesi)

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