ALTO CONTRASTO -a +A

Il buio come condizione per ascoltarsi ed ascoltare...

Tutto intorno l’oscurità, ma non l’assenza di luce o il buio che si fa la notte per dormire... l’oscurità, alcuna ombra, nessuno spiraglio di luce, nessun punto di riferimento visivo. Questa è, o perlomeno sembra essere la cecità, questo è lo scenario o il non scenario in cui si muovono, vivono, fanno esperienza le persone non vedenti e nel quale io mi ritrovo a stare “solo” per una sera.
Qualche mese fa mi è stato proposto, insieme ad alcuni amici, di partecipare ad un evento promosso dalla Cooperativa Irifor del Trentino: una cena al buio.
Su due piedi ho accolto l’iniziativa con entusiasmo e curiosità, senza troppo pensare ho detto di sì e ho immaginato che sarebbe stato un bel modo per passare una serata in compagnia di amici coi quali ritrovarsi a chiacchierare. Poi con l’avvicinarsi della data ho iniziato a chiedermi: un’intera cena al buio? Ma riuscirò a resistere tutto quel tempo nel buio completo? E a mangiare? Mi immaginavo lì seduta avvolta dall’oscurità senza alcun punto di riferimento, la sensazione che anticipavo era di spaesamento e l’idea di non poter utilizzare la vista mi agitava non poco.
Una volta condotta al tavolo con i miei amici da camerieri non vedenti, mi sono seduta e per un attimo ho avuto bisogno solo di stare in silenzio. Ascoltare - ho poi scoperto – era l’unico modo per conoscere ciò che mi accadeva intorno. Ascoltare mi permetteva di capire chi avevo accanto, chi lontano, di supporre cosa stesse accadendo nella sala e addirittura di scoprire e conoscere le pietanze che mi venivano proposte. Il silenzio, che così difficile mi risulta essere nella vita di tutti i giorni, mi ha permesso di stare e di vivermi questa esperienza in modo intenso anche se non sempre facile.
L’ascolto è stata la mia scoperta, ma non l’ascolto di quando ci diciamo “si si ti sto ascoltando!”. Un ascolto fatto di concentrazione, immaginazione, di misure, di odori, di dubbi, di voci tutte ben diverse e distinguibili. Dove non potevo vedere, potevo ascoltare … una scoperta disorientante, tanto quanto l’oscurità; perché quando ascolti ti rendi conto che il suono e la sua assenza creano spazio fisico, cambiano il concetto di vicinanza e lontananza, danno peso alle parole, sostanza e spessore. Mi sono sentita come se avessimo meno possibilità di bleffare l’altro, di costruirci sul già costruito, di essere ridondanti; come se fossimo tutti lì, più scoperti, nudi di fronte agli altri, forse autentici e mi vien da dire … semplici. Un paradosso se nel luogo comune si pensa al buio come modalità per nascondersi, per sfuggire, per me quella sera era impossibile non vedermi e non vedersi.
Le domande iniziali hanno così perso di senso nel momento in cui sono cambiati i parametri che ho usato per vivere questa esperienza, il che mi ha aperto un nuovo scenario tutto da scoprire e conoscere. Non dico che sia stato facile e non ho alcuna intenzione di sminuire il vissuto di chi nel buio vive quotidianamente, ciò che ho trovato interessante condividere è come a volte non ci rendiamo conto di quante strade avremmo a disposizione da percorrere, di quanti punti di vista diversi ci sono per guardare al mondo e ci ritroviamo a inquadrarlo sempre dalla stessa conosciuta prospettiva.
(Silvia Colombo)
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