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Lezioni di disabilità, lezioni di vita

Spiazzo Rendena. Un percorso sulla cecità per i ragazzi della scuola media
Far capire ai ragazzi che la vista non è l'unico mezzo che hanno a disposizione per conoscere il mondo. Questo è l'obiettivo principale con cui la scuola secondaria di primo grado "Baschenis de Averaria" di Spiazzo, nelle scorse settimane, ha promosso un progetto sulla tematica della disabilità visiva.
"Si tratta - come sottolineano i coordinatori, ovvero gli insegnanti di lettere Giovanna Lorenzi, Monica Balestra e Leonardo Bonenti - di un progetto che ha coinvolto una sessantina di ragazzi di seconda media, nato con l'idea di far capire loro che la vista non è l'unico mezzo che hanno a disposizione per conoscere il mondo anche se i ragazzi oggi sono spesso davanti alla tv, ai telefonini e ai pc. Inoltre, volevamo sensibilizzarli sul tema della disabilità, per farli capire che anche le persone che non hanno determinate capacità riescono a fare tutto".
Un percorso che ha coinvolto gli operatori della Cooperativa Sociale IRIFOR del Trentino Onlus, una realtà diventata un vero e proprio punto di riferimento per molti servizi collegati a queste problematiche.
"Il progetto - aggiungono i coordinatori - si è sviluppato in due giornate con una parte teorica e una pratica che ha permesso ai ragazzi di capire cosa significa essere non vedenti e conoscere qualcosa di più sulle malattie legate all'occhio".
Attività diverse, tra cui la possibilità di sperimentare la scrittura in Braille, di passeggiare per la scuola bendati, di capire la differenza tra perdere la vista e non averla mai avuta".
'Solo' quattro ore, ma intense, che si sono concluse con l'esperienza del bar al buio.
"Questa - proseguono - è stata per loro la parte più emozionante, perché hanno avuto un'esperienza diretta con ragazzi non vedenti e hanno potuto dar loro domande come "Cosa vedi? Perché sei cieco? Quando lo sei diventato?". Domande a cui non potevano non seguire alcune considerazioni: "In molti si chiedevano quanto dev'essere difficile accettare una disabilità".
Il risultato dunque si è dimostrato essere quello atteso: "I ragazzi sono entusiasti per quello che hanno imparato, soprattutto dal punto di vista emotivo: non se lo immaginavano così e la cosa li ha fatti riflettere".
La volontà è quindi quella, budget permettendo, di riproporre il progetto: "Ci piacerebbe molto, quest'anno per noi è stata un'attività a costo zero perché l'ha finanziata il Comune, ma non sappiamo se accadrà di nuovo".
(Jessica Pellegrino)