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IMMAGINAZIONE E FANTASIA
PER VEDERE CON LE MANI

(tratto da “Trentino” – 1 maggio 2012)
di Sandra Matuella

Il corso di ceramica promosso dall’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti
Ottimi risultati di un’esperienza che vuole aprirsi anche a chi non è disabile

Creare con le propri mani opere in ceramica significa entrare in contatto con elementi duttili e primordiali come l’argilla e l’acqua, e ripetere oggi, gesti antichi, evocativi di tempi e mondi ormai lontani. Per chi non ha la vista, poi, l’atto di plasmare la ceramica acquista anche altri valori importanti, quali una maggiore sensibilità nella manipolazione e un forte stimolo alla creatività.
Per questo l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, sezione di Trento, ha promosso un corso di ceramica con il sostegno dell’IRIFOR del Trentino, l’Istituto per la ricerca, la riabilitazione e la formazione, e l’Azienda sanitaria provinciale: il corso è tenuto da Rosa Salvaterra e Cristina Rizzato, ceramiste della Fondazione Contessa Lene Thun Onlus di Bolzano, un’istituzione impegnata in attività formative tramite l’uso della modellazione della ceramica a scopo terapeutico. Nella sede in via Malvasia si è tenuto l’ultimo incontro del corso e nel gruppo c’è speranza che questo amato e utile appuntamento possa proseguire, magari aperto a tutti, in modo da permettere un proficuo scambio di esperienze e un aiuto reciproco tra vedenti e non vedenti. “Alcuni di noi sono non vedenti dalla nascita-spiega Eleonora - e attraverso la modellazione della ceramica miglioriamo la sensibilità tattile perché, a differenza di quanto si crede, il senso del tatto non si sviluppa automaticamente in chi non ha la vista, ma va esercitato e affinato”. E ceramica è inoltre sinonimo di creatività: “Realizziamo forme e colori che non abbiamo mai visto o fatto esperienza diretta-osserva Giuliana- ma questo non è un problema, perché li abbiamo comunque dentro di noi: è una questione di immaginazione e di fantasia”. E di fantasia e talento, all’Unione Ciechi e Ipovedenti ce ne sono davvero, al punto che verrà realizzata una esposizione delle bellissime opere, tra vasi e sculture, realizzate in solo otto incontri.
All’Unione Ciechi e Ipovedenti si lavora in un clima di armonia e creatività, e il tema dell’incontro di sabato scorso era quello di realizzare un animale, un soggetto, questo, che facilita come pochi altri l’espressione di emozioni, sogni e ricordi: Eleonora ha scelto la capra : “Abito a Povo, ma da piccola vivevo a Trambileno e dovevo badare alle capre, e non mi piaceva perché scappavano sempre. Adesso, invece, questa piccola capretta di argilla è qui con me e la posso accarezzare”. Anche Cinzia è di Trambileno e ha realizzato e ha realizzato un Elefante con la proboscide alzata: “ Porta fortuna e poi da piccola avevo un peluche a forma di elefante”. Giuliana, di Mezzolombardo ha creato un gatto: “ Lo trovo più semplice e ne ho già fatti tre al corso di maglieria, di cui uno azzurro per il bimbo di cinque mesi di una mia amica”. Angela è di Pietramurata e realizza un omaggio al suo cane Indie, una dolcissima labrador nera: “ Da un mese è la mia compagna di vita: non avevo mai avuto un cane e Indie mi ha cambiato tutto: quando esco mi affido completamente a lei e non faccio più nessuno sforzo”. I due uomini del gruppo hanno scelto la tartaruga, ma per motivi opposti: Flavio in passato aveva una tartaruga “ ma è scappata e non è più tornata”; invece Giuseppe che è originario di Verona ed è sposato con Eleonora, ha scelto la tartaruga perché “sarà il nostro futuro animale da giardino”.