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ALUNNI DELLE MEDIE AL BUIO PER SCOPRIRE IL MONDO DEI DISABILI


Due classi si sono confrontate con i problemi pratici l’iniziativa di Irifor e Lions Club per sensibilizzare i giovani

MERANO. In Italia sono oltre un milione gli ipovedenti, più di 129mila i ciechi parziali o totali – più di Merano messe insieme. E non è facile vivere con una o più disabilità, soprattutto se manca un’adeguata sensibilità nei confronti di chi si trova in una condizione di svantaggio. Così, gli alunni dlle classi I A e I E della scuola media Segantini affrontano un percorso di conoscenza e sensibilizzazione rispetto al tema col coordinamento di Claudia Gallo, un’insegnante di sostegno. Incontri in classe, poi lo spettacolo teatrale della compagnia “Teatro La Ribalta”, in cui lavorano diverse persone in stato di disabilità, e ieri mattina un’esperienza totalizzante, di autentica immedesimazione: la merenda in un ambiente completamente nero.
Paolo Micheli, del Lions Club Merano Maiense, insieme a Maurizio Pasqualini e Simone Russo, dipendenti della Cooperativa trentina Irifor, spiega che per questo tipo di esperienze si dà la priorità alle scuole (elementari, medie e superiori). Il camion in cui le classi sono ospitate è stato inaugurato nel novembre del 2016 a Montecitorio. «Mettiamo in campo diversi progetti. Uno è quello della merenda al buio, poi ci sono le cene e i concerti al buio, che hanno anche un durata maggiore. E c’è il progetto “sensazioni positive”: si tratta di lezioni teoriche a cui fanno seguito l’esperienza dell’accompagnamento della persona con disabilità visiva e della cecità effettiva». Le classi delle segantini vengono accompagnate all’interno del Tyflosysterm, un camion al cui interno è padrone l’oscurità, dove vengono serviti loro un succo di frutta, del tè e una brioche. I camerieri sono quattro, tre non vedenti e un’ipovedente – sono Jessica Toigo, Sandrino Ceccato (detto “Cianci”, Alessandro Morghen e Ferruccio Morandi. Il paradosso della disabilità si fa subito chiaro. A muoversi con sicurezza sono proprio coloro, che nella luce del giorno, devono usare il bastone, mentre i giovani alunni sarebbero in difficoltà senza una guida. I ragazzini entrano nel camion tenendosi per mano si distribuiscono intorno ai tavoli, cauti, spaesati, parlano tra di loro, scherzano un po’ nervosi. D’altra parte sanno che è una condizione temporanea e voluta e che una volta usciti torneranno a vedere. Si affidano agli altri sensi, il tatto per capire come muoversi, l’olfatto e il gusto per capire cosa stanno mangiando o bevendo, l’udito per sentire gli altri intorno a loro. La voce si assesta su frequenze precise, in modo da farsi capire dai compagni vicini senza sovrastare i discorsi degli altri tavoli. Ci vuole qualche minuto perché la situazione si normalizzi e gli alunni delle Segantini acquisiscano la consapevolezza necessaria ad affrontare il buio. Ferruccio Morandi, da sempre nel settore del turismo e dell’ospitalità, racconta la propria storia: « Una malattia degenerativa, la retinite pigmentosa, mi ha portato a una progressiva cecità totale da 22 anni. Un cieco può “vedere” tutto bianco, grigio o nero, spesso senza saper dare un nome alla sfumatura. Gli ipovedenti, poi, riescono a leggere con l’aiuto di uno strumento che ingrandisca il testo – che può essere bianco su sfondo nero, nero su sfondo bianco, giallo su sfondo blu elettrico. Quando poi incrociate per strada un non vedente, non addossatevi al muro! I muri ci servono per batterci il bastone e orientarci. Piuttosto, salutateci, così sapremo che ci siete e, sempre che possiate, che abbiamo di fronte qualcuno che ci potrebbe aiutare». I giovani alunni delle Segantini escono dal camion con un’abilità in più: sapranno guardare con occhi diversi il mondo delle disabilità, ribaltandone la percezione. Da difetto a potenziamento dei sensi, ricordando che luce e buio sono due parti dello stesso tutto: l’oscurità nasconde in sé infinite possibilità di conoscenza.