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Sculture al buio

(tratto da "www.shinynote.com" - 20 marzo 2013)

Nell’ambito dell’indagine avviata da Prodigio per documentare quello che offre la società in campo sociale, culturale e tecnologico a persone non vedenti o ipovedenti è interessante segnalare una particolare attività culturale nel campo artistico proposta dal gruppo A.M.A “Non vedenti e ipovedenti” di Rovereto.
Il 20 marzo, infatti, nel contesto della mostra allestita presso la Biblioteca Civica di Rovereto dal titolo Il corpo giocato e ritrovato, aperta al pubblico fino al 24 marzo, la scultrice Flaminia Carbonaro ha esposto al tatto in esclusiva per il gruppo alcune sue opere dando loro così la possibilità di toccare con mano quest’ultime.
Non tutti gli artisti sono disposti a far toccare ad estranei le proprie opere e Carbonaro non si è limitata a lasciarle alla mercé delle mani di estranei ma ha spiegato, molto realisticamente rendendo il tutto percettibilmente visibile, la procedura che lei stessa ha seguito per formare le sue piccole opere d’arte sia in terracotta che in argilla per poi trasformarne alcune in bronzo.
La reazione dei partecipanti è stata positiva: con entusiasmo si sono aiutati a vicenda per capire che cosa rappresentasse e quindi hanno avviato un confronto vedere attraverso le mani l’opera toccata.
Alla fine di ogni esplorazione tattile Carbonaro chiedeva ai partecipanti di dare una descrizione dell’opera stimolando così una discussione molto animata nella quale tutti hanno collaborato in una sorta di visione collettiva.
È stato sorprendente verificare direttamente che la percezione tattile dei non vedenti corrispondeva, tranne piccole insignificanti eccezioni, a quella visiva tanto da farmi invidiare questa loro abilità.
Chi è il Gruppo A.M.A “Non vedenti e ipovedenti” di Rovereto?
Alla fine dell'incontro ho avuto modo di conoscere la storia del gruppo: la sezione A.M.A “Non vedenti e ipovedenti” di Rovereto è nata circa 6 anni fa perché un piccolo gruppo di persone con problemi visivi più o meno gravi aveva l'esigenza di incontrarsi, aiutarsi, sostenersi e condividere esperienze e problemi. Per questo A.M.A li ha sostenuti nel loro percorso di formazione/organizzazione. Il gruppo in seguito non solo è diventato più numeroso, ora sono in 15, ma ha anche acquisito una personalità sociale operativa che è attenta al sostegno psicologico-sociale e cerca anche di aiutare i membri a passare il tempo in modo attivo e interessante organizzando uscite tematiche sul territorio. Infatti, se inizialmente l'unica spinta emotiva di partecipazione al gruppo era l'esigenza di superare il trauma della perdita della vista ora, oggi ogni singolo partecipante si sente parte attiva sia nella scelta delle attività che nella partecipazione alle stesse.
Il gruppo lavora insieme anche sul fronte della sensibilizzazione con l'obiettivo di far conoscere le loro problematiche così da favorire l'integrazione sociale. Alcuni componenti partecipano a degli incontri nelle scuole per far conoscere la loro esperienza e insieme all'I.Ri.Fo.R (Istituto per la ricerca, la Formazione e la Riabilitazione)il gruppo organizza cene e concerti al buio per far capire anche alle persone vedenti le emozioni che provano e le difficoltà che ognuno di loro incontra nel “mondo dei normodotati” siano ciechi dalla nascita che acquisiti.
(Maurizio Franchi)