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Dieci anni di cene al buio

Dieci anni fa è iniziato un percorso, quello delle cene al buio, organizzato dall’IRIFOR, la cooperativa che si occupa di chi soffre di problemi di vista. Negli anni migliaia di trentini hanno potuto vivere sulla propria pelle cosa voglia dire essere ciechi o ipovedenti. Ora nel brindare, con una birra e qualche bibita gassata, a questi dieci anni il sogno nel cassetto che i responsabili dell’IRIFOR ci ammettono è uno solo: “un ristorante di proprietà”. “Sarebbe bellissimo – ci racconta Ferdinando Ceccato – avere un nostro ristorante, nel quale ogni sera si mangi al buio. Ma non sarebbe utile solo per far capire la nostra situazione, ma anche per i ragazzi che soffrono di problemi di vista. Alcuni di loro studiano all’Università e potrebbero lavorare come camerieri nei fine settimana: un lavoro che diventerebbe così una scuola di vita e di inclusione sociale. Impari a relazionarti con i normodotati e ad essere ancora più autonomo, perché ti confronti con gente che ci vede. Finora siamo andati in ristoranti dove ci ospitavano e dove potevamo creare una stanza interamente buia, avere un locale tutto nostro sarebbe davvero un sogno”. Ceccato è un vulcano di idee. Lo conferma anche Dario Trentini, ricordando gli esordi delle cene al buio e la sua crescita. Giunta fino a trovare, grazie alla formula del “Bar al buio”, un posto fisso in diverse iniziative della città e di entrare anche a scuola, per mostrare agli studenti cosa voglia dire vivere senza la vista. “A fine novembre, a Castelnuovo, terremo un’altra cena al buio – racconta Dario Trentini – i ragazzi che hanno dato disponibilità per lavorare come camerieri sono una dozzina, poi ovviamente dipende da quanti commensali ci sono”. Siamo andati alla bicchierata voluta per festeggiare il traguardo dei dieci anni di vita delle cene al buio. Ma come vive a Trento un ipovedente? “Siamo fortunati – ci spiega Ceccato – perché rispetto ad altre città italiane Trento è tranquilla, ben tenuta e con strutture, ad esempio gli attraversamenti pedonali sicuri, che permettono anche a noi di girare in città. Qualche punto difficile c’è, ma nel complesso possiamo camminare bene e quello che abbiamo sempre chiesto. Ovvero piccolo accorgimento qua e là, l’abbiamo sempre ottenuto”.

I numeri

Tutto è iniziato l’11 novembre 2004, a Loreggia, in provincia di Padova, quando Ferdinando Ceccato, presidente della Cooperativa Sociale IRIFOR del Trentino Onlus, e il suo staff di camerieri ciechi e ipovedenti hanno guidato i commensali nell’oscurità della prima cena al buio. Da quell’esperienza nacquero i dialoghi al buio, realizzati al Mart di Rovereto, ed il bar al buio: complessivamente in una decade di attività sono state oltre 25 mila le persone che si sono cimentate con una chiacchierata nel buio più totale del museo d’arte moderna di Rovereto. Tornando alle cene al buio, questi dieci anni hanno visto i camerieri ciechi e ipovedenti in azione on oltre 400 appuntamenti, con oltre 14.000 commensali, prevalentemente sul territorio provinciale, ma lo staff di IRIFOR ha portato la propria professionalità fino in Lombardia, veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Calabria.