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Un “Dialogo nel buio” per accendere una luce

(tratto da Lettere&Commenti - L'Adige)

Dopo la positiva esperienza come guida a “Dialogo nel buio”, svoltasi al Mart tre il dicembre 2003 e l’aprile 2004, quest’anno ho accettato di fare da guida e cameriere ai curiosi che hanno frequentato numerosissimi il Bar al buio nell’ambito delle Feste Vigiliane. Il Bar, come avviene da 8 anni, è concesso dal Comune di Trento in un locale a piano terra del Palazzo Geremia.
La prima esperienza – essendo un itinerario al buio composto da vari ambienti: giardino; città, coi suoi rumori ed ostacoli; mercato, con bancarelle di frutta e vestiario; laghetto e gita in barca, con il finale commento nel bar al buio -, è certamente più completa rispetto ai concerti, alle cene e ai bar al buio, ma in ognuna di esse, il vedente, che per l’occasione si fa guidare da un cieco o da un ipovedente, può in qualche modo farsi un idea di che cosa significhi una vita al buio, dialogando e ponendo domande alla propria guida.
La motivazione principale che spinge questo “popolo del buio” è quella della curiosità. Ma anche i comportamenti e le sensibilità dei partecipanti sono uno specchio di quella che è la nostra società. C’è che è molto interessato a conoscere e scoprire qualcosa di più sulla vita dei ciechi e ipovedenti, e chi – non volendo porsi problemi, pensa solo al divertimento che gli può offrire questa nuova eccitante avventura. Osservo che molti sono incuriositi quando dico di essere un ipovedente con un diverso tipo di cecità, che consiste nel non aver mai visto i colori. Da lì nasce la domanda: “Ma allora, come vedi la realtà?”. E sono certo che ogni cameriere, barista compreso, potrebbe raccontare una infinità di aneddoti sulle domande loro proposte.
Essendo impegnato da vari anni nell’insegnamento del braille mei corsi per facilitatori della comunicazione e ai ciechi e ipovedenti che frequentano il corso per centralinisti, organizzati - come le sopracitate manifestazioni – dalla Coop IRIFOR del Trentino, quest’anno ho voluto portare dei bigliettini con scritto, nel braille spaziato per principianti: “Benvenuti al bar al buio, ciao”, e la mia firma. Anche questo aspetto a interessato molti ed è servito a me per cogliere le varie sensibilità tattili degli avventori. Oltre a questi aspetti seriosi, ma utili a molti, non è mai mancato anche l’aspetto del divertimento, in ceri casi persino troppo rumoroso.
Concludo dicendo che, sia che si tratti di buio fisico ma ancor più di buio morale, psicologico o spirituale, senza una guida, una mano sulla spalla – come nel caso dei “trenini” umani che si formano per raggiungere i tavoli del bar -, non è possibile uscire dal buio e costruire soggetti, famiglie, società che funzionano armonicamente.
Come credente io so che Cristo è la Luce del mondo, e so che ha incaricato noi – sia che siamo vedenti, ipovedenti o non vedenti -, ad essere luce e sale per una società che per tanti versi pare davvero avvolta nel buio del nostro senso. Ecco quindi che anche questa esperienza può servire ed è certamente servita a molti come insegnamento ad essere portatori di luce e di amicizia.
Claudio Forti