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Cambiare prospettiva per conoscersi meglio

(tratto da “Sesto Senso Speciale Feste Vigiliane” – giugno 2013)

Immaginate per un attimo di potervi immergere in una nuova realtà sensoriale, di poter sperimentare un’azione quotidiana in maniera profondamente diversa dal solito, vivere un’esperienza dalla prospettiva di un’altra persona, per conoscere, capire e imparare.
Gli eventi al buio nascono proprio per l’esigenza di rendere più conoscibile e accessibile la realtà della disabilitò visiva, unendo un’esperienza di forte impatto emotivo con un evento piacevole ed affrontabile da tutti.
Nel 2003, prendendo spunto da un progetto realizzato in Germania, vengono proposti i primi dialoghi nel buio, che consistevano in un itinerario da percorrere nella totale assenza di luce, ma con l’indispensabile aiuto di una guida non vedente. Attraversando ambienti diversi, la persona normalmente vedente si trovava ad esplorarli con gli altri sensi a sua disposizione in modo da immedesimarsi, seppure per poco, nella realtà quotidiana di chi non può affidarsi alla vista per conoscere ed interagire con il mondo circostante.
Visto l’enorme successo di questi eventi sia a Milano, dove è stato riproposto in forma permanente, sia al Mart di Rovereto dove sono state ospitate migliaia di persone in pochi mesi, si è deciso di valorizzare questo l’importante strumento di sensibilizzazione che aveva affascinato e reso più consapevoli i tanti partecipanti.
L’anno successivo iniziarono le cene al buio, allestibili in ogni ristorante che risponda ad alcune caratteristiche indispensabili per poter privare l’intera sala della luce. Mangiare è l’attività quotidiana per eccellenza, eppure compiere gli stessi gesti senza l’uso della vista rende l’esperienza completamente diversa, sia sotto l’aspetto pratico sia dal punto di vista emotivo. L’impatto con l’oscurità più totale acuisce gli altri sensi e si diventa più recettivi agli altri stimoli sensoriali, portando i partecipanti a gustare in modo diverso non solo le pietanze, ma anche l’ambiente che li circonda. Ad esempio nel momento in cui si viene accompagnati dal cameriere al tavolo, ci si può facilmente trovare seduti di fianco ad uno sconosciuto; questo incontra stimola uno scambio di opinioni e discussioni volte a conoscersi a vicenda, ma senza alcun contatto visivo con la persona che si ha di fronte. La superficialità dell’aspetto fisico viene meno, lasciando spazio ad un dialogo più profondo e meno mediato dalle formalità e dalle inibizioni con cui siamo soliti convivere.
In occasione delle Feste Vigiliane del 2006, per rendere maggiormente accessibile questo tipo di evento, è stato allestito il bar al buio in pieno centro storico a Trento, dove ogni anno è stato riproposto con grande successo. La consumazione di una bevanda o di un cibo veloce è in grado di attrarre più persone, vista la minor durata della permanenza all’interno dell’allestimento.
Questa breve esperienza, se apprezzata, può diventare un’ottima occasione per decidere di partecipare ad altri incontri, come ad esempio le cene al buio.
L’ultima frontiera degli eventi al buio è rappresentata dai concerti, dove musicisti vedenti si cimentano in performance acustiche. Anche in questo caso la privazione della vista fa risaltare l’udito, assicurando uno spettacolo nuovo e un modo più intenso di approcciarsi alla musica.
La breve esperienza di totale privazione della vista è affrontata da ognuno in modo diverso; inizialmente non si può restare indifferenti alla situazione di buio totale, che raramente siamo soliti sperimentare nella vita di tutti i giorni. Tantissimi stimoli pervadono i partecipanti durante l’evento e alla fine ognuno torna a casa portandosi dietro un bagaglio di sensazioni e d’impressioni che rimangono vivi nella memoria a distanza di tempo.
(Giulio Thiella)