ALTO CONTRASTO -a +A

Torna il bar al buio

(tratto da “Sesto Senso Speciale Feste Vigiliane” – giugno 2013)

Anche quest’anno in occasione delle Feste Vigiliane è stato allestito il Bar al Buio, giunto ben all’ottava edizione.
Questa esperienza è diventata col tempo un importante mezzo per comunicare con le persone e metterle in contatto con il tema della cecità.
Quello che viene offerto, al di là delle semplici bevande, è la possibilità di calarsi in una prospettiva diversa e spesso mai sperimentata prima.
La prima cosa da affrontare è l’ingresso, dove pesanti tendoni neri impediscono alla luce di penetrare. Dal momento in cui questi vengono chiusi alle spalle bisogna affidarsi alle indicazioni del cameriere che guiderà i partecipanti verso il bancone da dove si può ordinare da bere.
Il desiderio di sperimentare questo evento nasce dai motivi più disparati; si presenta chi vuole immedesimarsi nella realtà di un parente o di un amico non vedente, o chi vuole provare di persona le difficoltà pratiche che può incontrare un disabile visivo nei gesti quotidiani, e anche chi è mosso da un senso di pura curiosità, vista l’originalità dell’esperienza.
A coloro i quali vi prendono parte vengono fatte delle semplici raccomandazioni per rendere l’esperienza piacevole e istruttiva per tutti. Può capitare, infatti, di sentirsi spaesati dalla situazione, ad esempio al buio tendiamo inconsciamente ad alzare la voce, in quanto non capiamo se l’interlocutore ci stia ascoltando o se si sia allontanato, allo stesso modo però l’udito si fa più sensibile, potendo facilmente il forte vociare disorientare i presenti. In caso si desideri uscire è sufficiente chiamare un cameriere, pronto ad accompagnarvi all’esterno in ogni momento; al buio ci si può inizialmente sentire a disagio o indifesi, ma abbandonato il primo impatto si perdono le paure e le inibizioni, sentendosi meno vulnerabili e più aperti verso gli altri partecipanti. Sarebbe invece sbagliato cercare di farsi strada per uscire o per cercare qualcuno che non si trova usando delle fonti luminose che, portando luce all’interno, risalterebbero subito nel buio assoluto, rovinando a tutti i presenti l’esperienza nonché l’immagine che si erano creati della sala.
A distanza nel tempo una sollecitazione riguardante il buio richiama nella mente di chi vi ha preso parte le sensazioni di quel momento; le difficoltà riscontrate possono tornare a farci riflettere dopo molto tempo, invece il fatto di affidarsi fiduciosamente al cameriere non vedente può aiutare a combattere quei pregiudizi frutto di una conoscenza superficiale di questa realtà.
(Giulio Thiella)