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Esperienza di un cameriere al Bar al buio

(tratto da “Sesto Senso” – settembre 2013)

Dopo la positiva esperienza come guida a Dialogo nel buio, svoltasi al Mart di Rovereto fra il dicembre 2003 e l’aprile 2004, quest’anno ho accettato di fare da guida e cameriere ai numerosissimi clienti che hanno frequentato il Bar al buio nell’ambito delle Feste Vigiliane. Il Bar, come ormai avviene da 8 anni, è concesso dal Comune di Trento in un locale a piano terra del Palazzo Geremia.
La quantità di sensazioni che si potevano provare attraversando col bastone gli ambienti del Mart era certamente più completa rispetto ai concerti, alle cene e ai bar al buio, ma in ognuna di esse, il vedente - che per l’occasione si fa guidare da un cieco o da un ipovedente - può in qualche modo farsi un’idea di che cosa significhi una vita nell’oscurità.
Il motivo che spinge i visitatori in questo “Bar speciale” è quello della curiosità. Ma anche i comportamenti e le sensibilità dei partecipanti sono un po’ lo specchio della nostra realtà sociale. C’è chi è molto interessato a conoscere e scoprire qualcosa di più sulla vita di chi non vede , e chi – non volendo porsi problemi - pensa solo al divertimento che gli può offrire questa nuova eccitante avventura.
Osservo come molti siano incuriositi quando dico di essere un ipovedente con un diverso tipo di cecità, che consiste nel non aver mai visto i colori. Da lì nasce la domanda: “E allora, come la vedi tu la realtà?”. Ma sono certo che ognuno dei camerieri, barista compreso, potrebbe raccontare una infinità di aneddoti su questi incontri coi clienti.
Essendo impegnato da vari anni nell’insegnamento del braille nei corsi per facilitatori della comunicazione e a coloro che frequentano il corso per centralinisti, organizzati – come le sopracitate manifestazioni, dalla Coop IRiFor del Trentino -, quest’anno ho voluto portare al bar dei bigliettini di benvenuto scritti nel braille spaziato per principianti. Questa idea ha interessato molti ed è servita a me per cogliere le varie sensibilità tattili degli avventori. Oltre a questi aspetti seriosi, ma utili a molti, non è mai mancato il momento del divertimento, in certi casi persino troppo rumoroso.
Termino questo breve resoconto con una considerazione. Tutti sappiamo che per uscire dal tunnel della cecità, sia essa fisica, psicologica o spirituale, abbiamo bisogno di una guida, di una mano sulla spalla, come nel caso dei “trenini” umani che si formavano per raggiungere i tavoli del bar. Solo così potremo avere soggetti, famiglie e società che funzionino armonicamente.
(Claudio Forti)